L'entroterra

In montagna

L'essenza di Ascea viene colta appieno visitando l'entroterra:

TERRADURA

TERRADURA, la più piccola delle frazioni di Ascea, è un borgo molto antico, che si è sviluppato attorno alla chiesa parrocchiale di San Michele arcangelo. L'Arcangelo viene onorato il 29 settembre e l’altra santa patrona di Terradura, Santa Sofia, viene celebrata il 12 agosto. La ricorrenza di agosto è un momento molto atteso da tutti perché è occasione di ritrovo oltre che di preghiera e la festa sacra è così sentita che i fedeli in quel giorno non vanno al mare. La terza festività più rappresentativa è quella in onore di Nostra Signora di Costantinopoli, più nota come Madonna del Ponte. Il titolo "Madonna del Ponte" è legato al ritrovamento di una sacra effigie della Vergine in una vecchia struttura abbandonata situata in prossimità di un ponte sul torrente Bruca.  Dopo il ritrovamento, si tentò più volte di trasportare la statua in paese ma senza riuscirci perché, quando i fedeli si avvicinavano al ponte cercando di oltrepassarlo, la statua diventava più pesante. I fedeli interpretarono questi fatti come il segno della volontà di Maria di far rimanere la Sua immagine in quel luogo. Si impegnarono allora nella costruzione di un edificio sacro sul posto. La festa ricorre tutti gli anni la seconda Domenica di Pasqua.

CATONA

Terradura

Ascea è anche montagna: CATONA, frazione a 595 metri s.l.m., è immersa tra ulivi secolari e castagneti. Il suo nome deriverebbe dal romano Catone l’Uticense il quale possedeva qui una villa in epoca romana. Catona gode di una stupenda vista panoramica su tutta la Piana e sul Golfo di Velia. Da visitare, a Catona, il Santuario della Madonna del Carmelo che si trova a 705 metri s.l.m. La statua viene portata in processione al santuario nei primi giorni di luglio e vi resta per tutto il periodo della novena fino alla grande festa del 16, ricorrenza della festa della Madonna del Carmine. L’evento della processione serale è ricco di suggestioni perché tutta la comunità in preghiera va “a prendere la Madonna”, con un rituale che si replica da secoli. Accompagnata da canti devozionali, la processione comprende una suggestiva fiaccolata: tre giri intorno alla cappella per poi scendere per le strade di campagna con la luce delle fiammelle, fino ad arrivare alla chiesa parrocchiale di San Nicola. La chiesa di San Nicola (del XVII) e i vicoli del centro storico conservano ancora intatta la struttura
urbanistica medioevale.

Chiesa di Catona

MANDIA

MANDIA, sorge su una collina di 510 metri s.l.m., è immersa nel verde della macchia mediterranea e degli olivi secolari di alto fusto e a monte, il territorio è coperto da vaste estensioni di castagneti. Il nome Mandia potrebbe derivare da “mandra”, la forma dialettale di mandria ad indicare un luogo di transumanza per il bestiame. Tra il 1290 e il 1291 Mandia fu messa a ferro e fuoco dai soldati al seguito degli Aragonesi di Sicilia, tant'è che Carlo II
d’Angiò, re di Napoli, per favorirne di nuovo l'insediamento, concesse agli
abitanti l'esonero fiscale totale. A Mandia sono in parte visibili antiche
fortificazioni che rivelano l’origine medioevale del paese il quale benché
povero, ebbe una sua collocazione territoriale e strategica. Il Giustiniani ai primi dell'800 scrive che il casale di Mandia era fortificato “con due porte, una verso levante, un'altra verso occidente. In mezzo tiene un'alta torre e vi si osservano i suoi fossati”. Oggi possiamo osservare le mura di cinta e le torri medioevali descritte. Oggi il borgo è caratterizzato da un labirinto di stradine e custodisce la chiesa di San Giovanni Battista che è il santo patrono. Durante l'anno si svolge la festività per San Giovanni battista e quella per la Madonna del Principio il martedì dopo Pasqua. Numerose sono le sorgenti, Sorgenti dette "Le Pantane" che si trovano a monte e a valle del paese.

Cappella Principio Mandia